Mercoledi 19/12/2018 ore 04:41:18 Disclaimer

CFD, cosa sono e perchè non comprarli

In questo articolo: introduzione ai CFD, teoria e pratica. Spiegazione del perchè si sconsiglia nel modo più assoluto l'uso di questi prodotti finanziari per il trading on line.

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Un CFD, ossia un Contract for Difference (Contratto per Differenza), è un prodotto derivato che viene emesso e gestito (book) da un soggetto privato e su una piattaforma privata. Dato un sottostante (che può essere un'azione, indice, commodity o titolo di stato) un CFD è tecnicamente un contratto sulla differenza di valore del sottostante che viene maturata tra il momento di sottoscrizione del contratto e la sua chiusura. Non ci sono CFD standard ossia ogni società emittente può definire e immettere sul mercato i propri CFD, anche in termini di valore in funzione del sottostante, anche se generalmene tutti i vari CFD hanno degli aspetti comuni e dei meccanismi di prezzo simili (rispetto al sottostante). In via teorica il guadagno degli emittenti è realizzato con una percentuale sull'operazione di apertura e di chiusura del contratto, tecnicamente implementata in vari modi come spread sul book, commissioni, tassa di servizio finanziario o semplicemente parcella; l'aspetto commissionale dipende essenzialmente dal singolo emittente e dalla sua tipologia (vedi dopo). Come tutti i prodotti derivati l'emittente prevede una marginazione sulla posizione e, in caso di superamento, liquida la posizione d'ufficio se non ci sono garanzie a sufficienza sul deposito finanziario. Caratteristica specifica di questi prodotti, per definizione, è di avere una "logica giornaliera" e quindi, per operazioni che si potraggono over-night, il gestore del CFD riallinea la posizione contrattuale "reinvestendo" sul sottostante entro le 22 (GMT) del giorno seguente.

I gestori di CFD possono essere di due tipi: Market Maker o Broker (ossia un operatore DMA - Direct Market Access); il primo, caso più frequente, è direttamente responsabile del contratto con il sottoscrittore ma può decidere di non eseguire una corrispondente operazione sul sottostane in quanto è libero di eseguire opportune "ottimizzazioni" come ad esempio bilanciare una posizione a ribasso (short) di un trader con una di rialzo (long) di un altro cliente, e quindi può non eseguire nulla sul mercato sottostantr (si ritornerà nel seguito su questo concetto). In via teorica il prezzo potrebbe non essere allineato al prezzo del sottostante, pur senza cadere in problematiche di arbitraggio. Il secondo, broker di CFD, garantisce una reale contrattazione sul sottostante al fine far corrispondere "uno a uno" gli ordini di acquisto/vendita sui CFD con corrispondenti contratti con il sottostante. In questo modo la corrispondenza di prezzo tra CFD e strumento sottostante è garantita.

I CFD nacquero sul mercato finanziario Londinese negli anni 90 e, come tutti i prodotti derivati, avavano lo scopo di essere prodotti per operazioni di hedging per grandi investitori (es Hedge Funds), essenzialmente per eseguire coperture (ossia assicurazioni) su posizioni long su un determinato sottostante. Caratteristica del prodotto era quella di un trattamento fiscale più favorevole rispetto ai normali prodotti derivati per quanto riguarda il mercato inglese/irlandese. Successivamente, come per tutti i prodotti finanziari derivati, la caratteristica della leva e quindi la profittabilità del prodotto ne stravolse totalmente la logica, tramurandoli in strumenti primari per eseguire operazioni sul mercato azionario, soprattutto quello degli indici, sulle commodity, valute e titoli di stato. Questa circostanza, in linea con la crescita dell'industria finanziaria dei prodotti derivati, ha comportato una rapida diffusione di questi strumenti e la loro disponibilità in diversi peasi della comunità europea e del resto del mondo. Sono nati quindi broker e market maker specializzati nei CFD. Altra caratteristica "appeal" è quella del miglior trattamento fiscale, ossia permettono di non pagare l'imposta di bollo sui profitti e la tobin tax di recente introdotta sui mercati finanziari. Oggi questi strumenti sono offerti su piattaforme di trading non istituzionali che consentono operatività telefonica, on-line WEB, via Mobile o iPad, quindi totalmente in linea ai trend tecnologici di "consumerizzazione" della finanza.

Le caratteristiche oggettive dei CFD, oltre il sottostante, sono essenzialmente quattro: costi, leva, margine, e stop loss. Queste caratteristiche differenziano i CFD presenti sul mercato. Per quanto riguarda i costi, come già detto, ci sono diverse modalità di applicazione ma la logica del costo è quella degli interessi di finanziamento e del costo di intermediazione, spesso è realizzata con lo spread sul book (denaro/lettera) e che durante la chiusura dei mercati può essere estremanente rilevante. Per quanto concerne la leva in questo articolo non si descrivono degli esempi reali poichè bisognerebbe entrare nel merito dei singolo emittenti e per quello che seguirà non è cosa opportuna; tuttavia la leva di un CFD è in linea a quella di altri prodotti finanziari derivati levegared, sia nel concetto base (ossia deposito finanizario limitato che permette di operare su una quantità maggiore di "pezzi" e di "capitale" rispetto all'operatività diretta sul sottostante) e sia per percentuale di leva rispetto al movimento del sottostante (percentuale o punti assoluti). Per gli aspetti di margine solitamente il gestore applica un margine iniziale che varia dallo 0.5 al 30% del valore del trade in funzione della propria tipologia (tipicamente è un 10% dell'invstitp e che funge da "deposito" sul trade); successivamente si applica un margine variabile se e quando il prodotto si muove in verso contrario a quello del trade, ossia in perdita. Questa seconda marginazione è applicata in tempo reale, dipende chiaramente dalla volatilità sul mercato e potrebbe comportare una margin call, ossia in una integrazione di margine, che potrebbe comportare anche la riduzione il numero di azioni sottoscritte come recupero sulla perdita maturata sul CFD. Ultima caratteristica è quello dello stop loss del prodotto. Come sempre per un prodotto derivato è indispensabile poter attuare un stop della posizione in perdita (perdite che possono superare il deposito inziale e divenire anche "illimitate"... ) ma non operando sul mercato primario (soprattuto nei casi in cui il mercato a cui si riferisce il sottostante è chiuso), lo stop loss potrebbe essere invocato ma non eseguito dal gestore per problematiche di liquidità, di prezzo (molto inferiore al livello di stop loss invocato) od altro di tecnico/contrattuale. Mentre i gestori DMA non possono garantire, in genere, l'esecuzione dell'ordine di stop loss in quanto operano, appunto, direttamente sul mercato (che potrebbe non avere denaro sul book per quel prezzo), i Market Maker possono offrire i cosiddetti GSLO (Guaranteed Stop Loss Orders - Ordini di stop loss garantito), avendo facoltà di gestire il flusso complessivo di ordini in ingresso ed uscita sul prodotto finanziario e quindi potendo trovare acquirenti non presenti sul mercato primario di riferimento ; generalmente c'è un prezzo aggiuntivo per l'attivazione degli GSLO e soglie di garanzia di esecuzione, come ad esempio il 5% sotto il livello di stop loss (peraltro a mercati aperti).

Perchè non comprare CFD ?

Leva finanziaria, miglior trattamento fiscale, operatività a mercati chiusi sono le caratteristiche su cui Market Maker e Broker insistono per la promozione e sottoscrizione di questi strumenti. Le ragioni per cui il sottoscitto sconsiglia l'uso di questi strumenti in modo assoluto (fatte salve eccezioni) sono molteplici e sintetizzate come segue.

In primis bisognerebbe cercare sempre di non finanziare l'industria dei derivati. E' vero che il contributo che il singolo può dare è estremanente debole (come per un voto) ma se ciascuno facesse la propria parte i risultati complessivi si vedrebbero. Come noto l'industria dei derivati ha modificato i mercati finanziari al punto che i derivati sono largamente più importanti dei sottostanti stessi e i flussi di capitale sui derivati modificano i corsi dei sottostanti, sia per questioni tecniche (es effetto Contango sui future derivato dagli ETF Commodity) sia per questioni speculative generalmente ben descritte in questo sito. Cosa hanno fatto i derivati negli anni 2007-2009 (sub prime) è ben noto a tutti, arrivando a corrompere anche l'economia reale essendo nei portafogli di importanti aziende, finanza pubblica, grandi soggetti finanziari (banche, assicurazioni). Nulla è cambiato in questo senso e quindi la storia si ripeterà...

Altra ragione è quella dell'elevato rischio che si corre, rispetto ad un "normale" derivato, a sottoscrivere un contratto completamente "privato" con un soggetto non istituzionale, operante fuori dal mercato "ufficiale". I rischi sono molteplici: liquidità, solvibilità, operatività (es disponibilità del servizio di trading) sono solo alcuni aspetti. Sappiamo bene che contrattualmente possono esistere tante clausule a garanzia del trader, ma queste clausule se non rispettate vanno poi impugnate, con costi legali elevati e tempi di giudizio lunghissimi, isolati rispetto al mercato reale e contro soggetti economicamente forti e con diversa regolamentazione rispetto a quella del mercato primario. L'aspetto legale è generalmente molto complesso e richiede una comprensione specialistica non comunue per un esperto di finanza (o che ambisce ad esserlo).

L'aspetto di merito sui prodotti stessi non è da meno: data la natura dei prodotti e la possibilità di intercorrere in fluttazioni rilevanti sul sottostante ("naturali" o "stimolate" artificialmente), la probabilità di incorrere in uno stop loss è in genere elevattissima e per quello che abbiamo visto si possono anche peggiorare i loss tecnici (anche con condizioni di GSLO); inoltre l'operatività a mercati chiusi, pur essendo reale, è spesso impraticabile avendo spread "da strozzini" che rimangiano essenzialmente eventuali gudagni che intervengono a mercati chiusi (legati a news, eventi, fatti politici ecc..), riallieandosi poi a prezzi del giorno precedente quando i mercati riaprono e gli spread ritornano alla normalità magari perchè la news si è "riassorbita". Dobbiamo inoltre ricordare che chi emette prodotti derivati, sui canali tradizionali o privati, non è certamente un benefattore dell'umanità, avrà infatti tutto l'interesse a guadagnare dai prodotti emessi e quindi, al di là dei costi di sottoscrizione e di trading che rappresentano un guadagno sicuro ma comunque limitato, sarà comunque più interessato ad un mercato che va contro la posizione della maggioranza dei sottoscrittori che a favore, in quanto non dovrà corrispondere nulla e, se MM, potrebbe anche non compiere operazioni sul sottostante trattendo totalmente depositi e marginazione. Chi sostiene che un broker è interessato al guadagno dei propri clienti forse non tiene in considerazione broker di tipo Market Maker.

L'esperienza negativa di molti, testimoniata al sottoscritto via Internet, è rilevante; i broker (soprattutto quelli del forex) non rispettano condizioni contrattuali di operatività di trading e di liquidità sul book, soprattutto nelle fasi critiche del mercato, col risultato pratico che una volta depositati i soldi sul conto del broker per un motivo o per l'altro si perdono tutti. Parliamo di depositi di 5, 10 15K euro, ossia risparmi di persone che poi vogliono provare la fortuna del trading, prede primarie di questi broker finanziari ... Non possiamo certamente "fare di tutta l'erba un fascio" ma nella realtà spesso è così. Circa gli emittenti dei CFD la mia esperienza si limita alla "conoscenza" fatta via trasmissione radio di alcuni responsabili, soggetti sicuramrnte molto preparati (forse anche troppo) ma che durante la crisi del 2007-2009 consigiavano "di provarci" (sul mercato azionario) e che proprio nel marzo del 2009 (market bottom) cambiarno view consigliando cautela, pazienza, ed in genere, fra le righe, suggerivano di non investire sul mercato azionario. Siamo certi che ai loro clienti "prime" non abbiano dato la stessa view, e sappiamo bene che quanto viene detto al parco buoi è sempre da leggere in senso opposto, ma sicuramente la vicenda non è testimonianza di serietà e di onestà di questi soggetti. Oggi queste figure commentano sui canali mediatici finanziari l'andamento dei mercati e l'operatività giorniera consigliata, facendo implicitamente pubblicità ai propri prodotti e creando sentiment nei trader. Diciamo che nel caso migliore c'è un intreccio di interessi...

L'ultimo aspetto è quello forse più semplice e razionale: perchè investire su un CFD, un prodotto così sofisticato, quando posso operare direttamente sul sottostante ? Ai giorni d'oggi è possibile operare short (e long ovviamente) su indici e commodity via ETF, su titoli di stato via canale di trading-on-line, su azioni (come da sempre) sia sul sottostante sia con derivati (stock future). Non è spiegabile quale possa essere il vantaggio reale di un CFD date tutte le problematiche descritte sopra. Fa eccezione, ovviamente, il trading di coperture su grossi investimenti che richiederebbero ulteriore liquidità, non disponibile o strategicamente non utilizzabile, scenario che probabilmente non si applica al lettore tipo di questo articolo ed ai trader stupidi che nel corso degli ultimi anni hanno sottoscritto questi strumenti. Evidentemente le mode, sollecitate anche da publicità abili che invocano alla forza, alla potenza (legata alla leva dei CFD), alla furbizia (imposte e trattamento fiscale), ai "look & feel" moderni e accattivanti dei siti degli emittenti, alla ricerca perenne della singolarità e dell'esotismo, giocano un ruolo importante nella psicologia del trader facendogli sembrare che il CFD rapperesenti un mezzo "unico" ed irruniciabile per l'operatività sul mercato; si cade così in una rete da cui difficilmente si potrà uscire indenne e davvero molto raramente come vincitore. Siamo dell'idea che, generalmente, i titoli azionari standard sono di gran lunga il mezzo migliore per operare sul mercato, fatte eccezioni non affatto comuni.


Roma, Settembre 2013
Fabio Longo

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