Mercoledi 19/12/2018 ore 05:33:04 Disclaimer

Cenni alla Teoria di Dow

In questo articolo: Teoria di Dow introduzione alle 6 leggi fondamentali accumulazione distribuzione e cicli

INDICE CORSO DI BORSA     TRADING WAYS

 

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Nel 1900 Charles Dow iniziò a pubblicare sul Wall Street Journal, giornale da lui stesso edito, una serie di studi sulla borsa americana, iniziati già nel 1884. Questi studi, dopo la sua morte vennero ripresi da vari studiosi fra cui Nelson, William Hamilton (1922) e Robert Rhea (1932) che valorizzarono e riconobbero quindi quanto fatto molto prima da colui che può essere considerato il padre dell'analisi tecnica.

Quanto di oggi esistente in termini di analisi può essere considerato come frutto di quella teoria, elaborata, strutturata e supportata da modelli statistici e procedimenti di calcolo oggi molto più moderni, anche in ragione di cambiamenti avvenuti nell'ambito economico mondiale.

Dow, assieme al suo "socio" Jones, introdusse due indici di mercato: l'Industrial Average ed il Rail Average, il primo con 12 titoli ed il secondo con 20. Oggi questi indici sono ancora vivi e sono intitolati alla memoria di Dow-Jones.

Quello che Dow osservò è che i prezzi dei titoli che partecipavano ai suoi indici tendevano a salire ed a scendere tutti all'interno di una stessa fase, ed eccezione di alcuni di essi che comunque nell'ambito di pochi giorni seguivano il trend definito dalla massa. Non ho mai letto questi articoli, ma per quello che si dice su libri che hanno ripreso quei contenuti, Dow paragonava i movimenti dei prezzi dei titolo alle maree,con un evidente parallelismo alla fisica non nuovo nel'ambito degli studi socio/economici degli inizi del '900. Gli indici da lui definiti permettevano quindi di poter operare all'interno di una tendenza definita.

I 6 punti fondamentali

La teoria di Dow può essere riassunta in alcuni punti fondamentali, che riassumo qui di seguito:

1. Il prezzo di un titolo sconta tutto2. Si individuano 3 livelli di trend: principale, secondario, terziario3. I trend primari sono definiti da tre fasi in ciclo continuo4. Gli indici devono confermarsi5. I volumi seguono i trend6. Le inversioni di trend vengono devono essere confermate da segnali di inversioneIl prezzo di un titolo sconta tuttoQuando si diffonde una novità, sia essa positiva o negativa, tutti gli operatori di borsa ed anche gli investitori si muovono di conseguenza, aggiornando immediatamente il prezzo in ragione dell'evento. Peranto il prezzo di un titolo contiene tutte le informazioni a disposizione del mercato.Trend principale, secondario, terziarioIl titolo si muove sempre all'interno di un trend principale predominante, della durata di anni. Il trend è facilmente individuabile in un grafico di lungo termine da una sequenza di massimi crescenti (trend toro) o di minimi discendenti (trend orso). Il trend secondario è invece un trend che si sviluppa all'interno del trend primario e che è in contro tendenza, ossia ribbassista nel caso di trend primario orso e viceverza.  Sono trend che durano al massimo mesi e che alcuni sostengono che "ritracciano" secondo determinate proporzioni del trend principale (1/2 o 2/3). Personalmente non credo a questa determinazione statistica, nel senso che è molto difficile trovare nelle realtà delle correlazioni che rispettano queste proporzioni.

Infine il trend terziario si sviluppa in linea con il trend principale e dura alcune settimane al più. Queste fluttuazioni correttive possono essere originate da grossi operatori  nel tenativo di anticipare i movimenti secondari ed hanno un comportamento estremamente imprevedibile.

Dow consigliava di muoversi all'interno del trend principale od al più del trend secondario.

Trend di DOW

I trend primari sono definiti da tre fasi in ciclo continuoPer questa discussione rimando alla sezione "cicli" in fondo alla pagina, dove vengono discusse le tre fasi, accumulazione, trend e distribuzione con la conseguente evoluzione dei prezzi (stabile, crescita, esplosione e crollo).  Mi preme ricordare che alcuni individuano 5 cicli anzichè 3, introducendo della fasi intermedie (es riaccumulazione) che a mio avviso generano una maggiore complessità del modello nel tentativo di avvicinare la realtà a questa semplice teoria delle 3 fasi. 

E' evidente che le tre fasi debbano essere intese in modo flessibile e non estremamente rigoroso, causa la presenza di dinamiche molto complesse difficilmente rappresentabili con precisione da una teoria fatta di parole.

Gli indici devono confermarsiDow si riferiva ai due indici da lui definiti, che per loro natura (industria e ferrovia), devono comunque rispecchiare momenti di forze e debolezza in modo correlato.  Nel caso in questione, l'indice ferroviario avrebbe dovuto confermare sempre quelle che sono le anticipazioni di trend dell'indice industriale. In mancanza di queste conferme i trend di un indice non possono essere considerati tali.I volumi seguono i trend

Come si dice in gergo "i volumi si espandono nella direzione del trend".

Questo significa che in una fase di trend toro il volume cresce al crescere dei prezzo e descresce alla discesa dei prezzi.  Viceverza in una fase orso le vendite aumentano al diminuire dei prezzi mentre diminuiscono al salire dei prezzi.  Questa teoria è particolarmente importante, anche oggi, per confermare le tendenze di mercato, visto che l'analisi dei volumi è uno degli indicatori principali con cui analizzare i movimenti dei prezzi. In pratica si cerca di confermare un trend attraverso lo studio dei volumi come primo indicatore di attendibilità di una fase di ascesa/discesa dei prezzi. Quando questa tendenza non è confermata dai volumi si tende a pensare ad una fase laterale del mercato, quindi poco attendibile causa lo scarso riconoscimento del mercato agli eventi di salita/discesa dei prezzi.  Le inversioni di trend vengono devono essere confermate da segnali di inversioneQuesta legge vuole indicare che un trend rimane tale fino a quando non esiste un vero segnale di inversione, come la presenza di minimi relativi crescenti in una fase orso o di massimi relativi descrescenti in una fase toro. In pratica si adotta una atteggiamento conservatore per quanto riguarda il trend, volendo cambiarlo solo alla presenza di segnali lampanti e sicuri anche se certamente tradivi e ritardati rispetto alla dinamica del titolo.

Limiti della teoria

Senza voler analizzare la teoria da un punto di vista economico, appare evidente che questa teoria non prende in considerazione alcuni comportamenti come ad esempio le dinamiche intraday che il titolo assume, cosa invece fondamentale per altri modelli/strumenti come l'analisi di candlestick. Infatti una delle assunzioni della teoria è che "quello che conta sono solo i prezzi di chiusura". Nella realtà il valore del titolo può subire forte oscillazioni anche all'interno di una sessione, rappresentando segnali molto importanti alla fine della speculazione di borsa e della forza del titolo.

Altro limite, sicuramente più oggettivo, è il fatto che questi modelli non generano segnali di inversione e previsione, ma solo conferme di trend a posteriori. Questa caratteristica rappresenta certamente un limite della teoria, ma consente comunque di operare con successo pur non massimizzando i risultati possibili. Da quantificazioni eseguite si stima che questa teoria riduce di circa il 25% le variabilità (profit/loss) all'interno di un trend di riferimento.

I Cicli di Mercato

Questa trattazione non pretende di indirizzare in modo esaustivo la teoria dei cicli di mercato, a me matematico molto complessa, ma solo di introdurla come ulteriore variabile nella valutazione della strategia di borsa e nella selezione dello strumento finanziario più idoneo all'investitore.

Eseguire uno studio delle correlazioni che intercorrono fra l'economia e i mercati azionari non è affatto una disciplina semplice; i tentativi di semplificazione e standardizzazione delle dinamiche sono quasi sempre frutto di studi scientifici molto complessi, in cui coesistono contenuti statistici, economici, politici e matematici. Tuttavia importanti teorie come quella di Dow riconoscono che il mercato attraversi delle fasi ben definite e che, come sempre, la dinamiche cambino continuamente pur ripetendosi nei contenuti e talvolta nei risultati. Un po come la storia.

E' evidente che i mercati finanziari e più in dettaglio i titoli azionari attraversano tre fasi distinte: accumulazione, trend, distribuzione. Queste fasi ciclano di continuo con velocità e ampiezze variabili e difficilmente prevedibili, ma quello che importa è che queste fasi esistano...

Nella fase di accumulazione il mercato tende ad acquistare il titolo senza particolare attenzione nè ai prezzi nè alle novità che impattano sul titolo. E' una fase di preparazione in cui tutte le notizie negative sono già scontate, in cui non si presta attenzione alla potenziali criticità ed all'analisi tecnica ma in cui l'esito dell'analisi fondamentale del titolo e delle prospettive future sostiene gli investitori all'acquisto in un arco di tempo generalmente medio. E' in questa fase che si muovono silenziosamente i grandi investitori istituzionali, riconoscibili con operazioni di grossi volumi di scambio che formano istogrammi di volume con forma di pettine. La fase di accumulazione è individuabile all'interno di fasi laterali, ossia momenti in cui i prezzi del titolo non si muovono all'interno di un trend definito.

Nella fase di trend il mercato tende a definire un trend rialzista per il prezzo del titolo; non vi sono scambi massicci e ma i prezzi crescono sostenuti da notizie positive (stampa, cambiamenti di rating, bilanci...) che impattano sul sentiment dell'investitore "piccolo" ma anche sui medi, entrambi convinti ed allettati dalla prospettiva di crescita in un trend di rialzo.

Infine sopraggiunge la fase di distribuzione, fase di vendita sostenuta da movimenti di massa di carattere speculativo di breve termine. I prezzi crescono velocemente fino a quando l'offerta supera la domanda ed il titolo passa velocemente in stato di ipervenduto proprio perchè gli investitori istituzionali non partecipano più all'acquisto ed anzi vendono quantità di volume significativo anche con decisi ribassi. Di qui si ritorna alla fase di accumulazione ed il ciclo ricomincia.

Questa fasi si accompagnano solitamente ai movimenti del tassi di interesse del denaro, ma è evidente che dare una indicazione di durata, ampiezza e prospettive è molto difficile. Volendo dare una quantificazione rozza, mia opinione è che si tratti di anni, in media 2-3 anni o forse più, per l'esecuzione del ciclo completo. In questi cicli si inseriscono dei sotto trend, con speculazioni e movimenti molto limitati e generalmente in contro tendenza con il trend principale. Si parla di tendenze secondarie in cui la piccola "speculazione" può essere anche molto produttiva. Ad esempio in una fase di trend ribassista si possono individuare dei trend secondari al rialzo che producono anche forti guadagni.

Queste considerazioni possono giustificare perchè in alcuni casi la pubblicazione di bilanci e di trimestrali superiori alle attese (od inferiori) non provochino movimenti in accordo ai risultati, secondo Dow perchè si è in una fase ciclica diversa da quella che oggettivamente il titolo sta attraversando.

Roma, Gennaio 2005 - Fabio Longo


Roma, Gennaio 2005
Content Update Dicembre 2012
Format Update Agosto 2013
Fabio Longo

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