Mercoledi 23/08/2017 ore 15:57:03 Disclaimer

Finanza Comportamentale - Introduzione

In questo articolo: introduzione sulla finanza comportamentale con un esempio sulla teoria del prospetto di Daniel Kahneman; classificazione dei tre temi principali, cenni sull'uso stumentale in Internet di questa teoria per la vendita di prodotti e servizi legati all'investimento sui mercati finanziari.

INDICE CORSO DI BORSA     TRADING WAYS

 

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Questo è il primo articolo di una nuova serie sulla finanza comportamentale, sezione di psicologia del trading. Si introducono dei temi che poi saranno/sono sviluppati su questo corso, temi che sono particolarmente interessanti nella loro oggettività scientifica ed anche discretamente utili nell'operatività sul mercato, qualora i concetti si facciano propri e si riesca a mantenere un approccio più razionale nelle valutazioni di scelta del portafoglio. Le teorie della finanza comportamentale, che selezioneremo nella lettura esistente, sono quelli che possono essere addirittura utili a gestire un'operazione di trading, e non solo di portafoglio management, facendoci rientrare concetti più semplici e più fortemente legati alla psicologia del momento, come quello del "trade di vendetta" e di "avversione alle perdite", concetti che sicuramente hanno notevole valenza nel corretto approccio all'operatività di trading. In questo primo articolo si introducono i concetti principali di queste teorie, che in genere spiegano come la mente umana non sia nativamente predisposta per la buona operatività finanziaria (razionale), non essendo impostata, secondo dimostrazioni empiriche, ad eseguire scelte razionali sul mercato (principi dell'economia neoclassica). Ciò è vero per una serie di ragioni quali aspetti cognitivi dell'uomo, pregiudizi sociali e finanziari, criteri ed atteggiamenti innati nell'uomo (alcuni legati proprio all’istinto di sopravvivenza). Nell'articolo si farà anche breve e doveroso cenno su come questi concetti sono sfruttati dalla solita classe di quelli che cercano di appropriarsi del denaro del risparmiatore prima che questo arrivi al mercato, al solito andando ad utilizzare keyword dei motori di ricerca per dirottare i visitatori sul proprio sito di merchandising, o di consulenza finanziaria o di brokerage e comunque dove si vende qualcosa probabilmente di scarsa attinenza con i concetti di finanza comportamentale e della loro natura scientifica.

La finanza comportamentale è infatti la ricerca scientifica della psicologia cognitiva nell'ambito di decisioni economiche e su come queste si riflettano nei prezzi del mercato. Sostanzialmente cerca di dimostrare e/o spiegare come la mancanza di razionalità (in senso più generale possibile) possa influenzare le scelte degli operatori e quindi l'andamento del mercato stesso, proprio per come avviene l'allocazione delle risorse sul mercato a seguito di determinate scelte. La finanza comportamentale è strettamente legata a quella dell'economia comportamentale, che come vedremo sono sviluppi di concetti molto simili.

La storia di questa disciplina non è particolarmente lunga e si articola principalmente nell’ultimo ventennio, anche se già nel precedente secolo ci sono stati studi degli impatti della psicologia nell’economia, secondo quello che viene chiamato il "periodo classico" precedente a quello dell'economia neoclassica (approccio razionale dell'economia basato sulla determinazione di prezzi, produzione e reddito attraverso il modello di domanda e offerta). E’ cosa universalmente riconosciuta che i lavori di Kahneman e Tversky del 1979 siano i più significativi in ambito di finanza comportamentale. La Prospect theory (Decision Making Under Risk), usa tecniche di psicologia cognitiva per spiegare una serie di irrazionalità nel processo decisionale economico dell'uomo. Successivamente al ’79 ci furono varie in conferenze, studi, e pubblicazioni, tutte totalmente dedicate a questo tema e nel 2002 si ebbe l'attribuzione del premio Nobel per l'economia proprio a Daniel Kahneman, con la motivazione di «avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza».

Nel tentativo di modellizzare, Shefrin, nel 2002, indicava in tre i temi principali nella finanza e nell'economia comportamentale:

  • Euristica: in questo filone il concetto di base è che le persone comuni spesso prendono le decisioni chiave su regole empiriche molto approssimative, non seguendo processi di analisi strettamente razionali. Ci sono i cosiddetti “pregiudizi cognitivi” e la “razionalità limitata”, ossia la teoria secondo cui, durante un processo decisionale, la razionalità sia limitata dalle informazioni che il decisore possiede, dai suoi limiti cognitivi, e dal tempo tempo a disposizione per prendere la decisione.
  • Inquadramento: il modo con cui viene presentato un problema influenza le azioni una decisione od di una scelta.
  • Inefficienze od anomalie di mercato: esistono teorie e spiegazioni per andamenti o dinamiche del mercato che sono totalmente incompatibili con spiegazioni razionali e di efficienza del mercato (teoria di mercato efficiente). Queste comprendono la valutazione errata del prezzo, i processi decisionali non razionali, e diversi anomalie del mercato.

Nell’euristica ci sono le teorie più importanti, entro certi termini, come la "Teoria del prospetto", la dinamica di "Avversione alla perdita", il "Pregiudizio dello status quo" ed il "pregiudizio di autocompiacenza". Le analizzeramo in articoli dedicati visto che sono tutte particolaramente significative ai fini dell'operatività sul mercato. Nell’inquadramento ci sono la "Contabilità mentale", "l’utilità di riferimento" ed il "principo di ancoramento", temi in effetti molto significativi dal punto di vista psicologico e della sua relazione con il modello microeconomico neoclassico standard. Ed infine le teorie delle anomalie sono numerose, tutte finalizzate a descrivere varie irrazionalità dell'uomo, nelle dinamiche economiciche, fra cui si evidenziano l’"effetto disposizione e dotazione", l'"Illusione monetaria", il "Problema del dividendo", la Curva di Earle, "Reddito e felicità" ecc. Alcune di queste teorie sono molto attinenti alla realtà, come ad esempio l'illusione monetaria che vi è stata per via dell'effetto changeover nel momento del cambio Euro/Lira; avendo l'Euro un valore nominale superiore alla Lira, sebbene non reale in termini di potere d'acquisto, ha determinato l'impoverimento dei consumatori italiani.

Per introdurre questi temi è bello farlo con la teoria più famosa, la teoria del prospetto. Qui si dimostrano tante cose fra cui che le perdite contano più dei guadagni nella mente degli investitori. Sostanzialmente si soffre per una perdita in misura molto più elevata di quanto si riesca a gioire per una vittoria o per un guadagno equivalente. Perdere una somma è più doloroso di quanta felicità possa dare, qualcosa essenzialmente legato alla natura dell'uomo e comune a tutti gli uomini. Più in dettaglio è stata definita una funzione particolare chiamata value function in cui la probabilità degli eventi possibili viene ponderata attraverso un valore che rappresenta il peso che ogni esito ha nella valutazione dell’individuo. Questa funzione ha un andamento non lineare ed rispetto al centro del grafico (situazione di partenza del decisore, ossia lo status quo), la funzione è concava nella zona dei guadagni ed è convessa nella zona delle perdite; piccole variazioni vicine al punto di partenza (in entrambe le direzioni) hanno un impatto maggiore sulla scelta rispetto a grosse variazioni lontane dal punto stesso. Inoltre, come già indicato sopra, la curva ha una pendenza maggiore nella zona delle perdite, spiegando l’avversione alle perdite ossia un guadagno ed una perdita dello stesso valore assoluto non hanno lo stesso effetto sulla scelta, ma una perdita ha proporzionalmente un impatto maggiore.

teoria del prospetto - funzione valore

Con l'esplosione dei social media, la finanza comportamentale va sempre più di moda sia nell'approccio all’analisi delle dinamiche del mercato, sia come “spinta” di pervasività dei messaggi in articoli di finanza, in un panorama mediatico abbondantemente invaso da informazioni “spazzatura”. La dialettica della comunicazione si basa sull’impatto che certi messaggi provocano sul lettore, con il chiaro obiettivo di suscitare un’emozione e qualcosa di diverso rispetto agli articoli di tipo prettamente tecnico od economico, in alcuni casi facendo leva anche sulla semplicità del messaggio, quindi in grado di raccogliere un numero maggiore di potenziali "soggetti interessati". Il concetto della teoria del prospetto è abilmente (o mediocremente) utilizzato per fare leva sull’emozione del lettore, soprattutto sull’emozione negativa che sicuramente riesce a produrre, con il chiaro tentativo di volere fungere da “faro” e di guadagnare fiducia sul soggetto che legge. In particolare succede sistematicamente che, dopo lunghi momenti di trend a rialzo (a mai prima), fioriscano articoli che rimarcano sull’errore di uscita anticipata dal mercato, oppure di non partecipazione alla fase bullish. Parimenti, dopo periodi di grandi perdite del mercato, escono articoli di finanza comportamentale sull’errore di non aver chiuso le posizioni in stop loss e sull’errore che di tenere in portafoglio titoli con grandi perdite, sicuramente difficilissime da recuperare, se non addirittura impossibili. I temi sono stanzialmente questi, in alcuni casi c’è un po di fantasia in più, come quella di parlare di portafogli permanenti che battono l'operatività di trading, articoli usciti dopo che i mercati avevano raggiunto i massimi storici. Sono solito articoli puntualmente usciti a posteriori, in cui si discute dell’errore del trading rispetto ad una strategia cassettista, fatto che di per se non ha alcun valore oggettivo avendo ognuno la propria strategia sul mercato, il proprio profilo di rischio ecc.. oltre che ha poco senso misurare un performance nel momento in cui risulta essere maggiormente conveniente.

Il fatto che questi articoli escano sistematicamente dopo lunghi periodi di trend è ovviamente la ragione di merito per le considerazioni fatte sopra, ossia del voler generare impatti negativi su chi ha sperimentato il mancato guadagno o peggio ancora il fallimento di un investimento o di un trade, facendo proprio leva sul meccanismo psicologico di sofferenza da perdita. Su questo semplice concetto ruotano quindi fiumi e fiumi di articoli che cercano di rimandare a considerazioni psicologiche e comportamentali come fattore chiave del successo della strategia sui mercati finanziari, sia in termini generali sia specifici per il risparmio dei singoli (ad esempio si vendono i titoli in basso profitto ma si tengono perdite molto pesanti). Nulla di più, anche delle più belle trattazioni, se non, alla fine, quella di consigliare di affidarsi alle proprie consulenze, alla propria guida sul mercato, ai propri servizi. Come tali gli autori vanno largamente evitati, ed è relativamente semplice appurare se questi stessi non arrivino addirittura a scrivere a posteriori dicendo o simulando che l’avevano detto in anticipo. Oltre la dialettica intellettualmente disonesta si passa, in questo caso, nella sfera della truffa.


Roma, Maggio 2015
fabiolongo.com

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