Mercoledi 19/12/2018 ore 04:38:20 Disclaimer

Il Value Investing in Breve

In questo articolo: introduzione al value investing in termini di concetti base e strategia sul mercato, le formule, l'approccio al mercato.

INDICE CORSO DI BORSA     TRADING WAYS

 

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Non sono sicuramente il soggetto più giusto per parlare di Value Investing, in quanto non ho una storia personale di successo da raccontare, forse solo perchè non ho avutolo le condizioni economiche per applicare questa strategia sul mercato ed apprezzarne concretamente i vantaggi (in linea di massimo si richiede capitale rilevante). Però in un Corso di Borsa questo argomento va quantomeno introdotto, visto che l'esperienza di alcuni conoscenti, reale, è talmente importante da rappresentare un caso di successo che merita una doverosa testimonianza.

Il value investing è sostanzialmente una strategia sui mercati finanziari che prevede di investire su aziende, quindi su titoli azionari, che hanno alcuni parametri finanziari tali da far dedurre che il titolo prezzi sotto il suo valore "reale"; pertanto, nel tempo, dovrà necessariamente apprezzarsi e cosegnare un profitto. Ma forse questo concetto quantitativo, ossia quello di comprare a sconto (detto margine di sicurezza), è limitativo in quanto nella sua accezione più ampia value investing è investire sul valore e quindi anche semplicemente sul brand di un azienda, paradossalmente, come ad esempio Coca Cola, marchio che tutti al mondo conoscono e che rappresenta, entro certi termini, un motivo qualitativo per dare credito ad una società e quindi per investirci. Non voglio entrare nei dettagli della letteratura, ma comunque i "fondatori" del concetto sono riconosciuti in Benjamin Graham e David Dodd, agli inizi del secolo, e nel noto "ciccione" Warren Buffett, presidente e amministratore delegato di Berkshire Hathaway oltre che imprenditore stramiliardario arricchitosi, in via ufficiale, con um mix di strategia di tipo quantitativo (di Graham) e qualitativa di Philip Fisher (sarà davvero così ? oppure ha avuto accesso ad informazioni privilegiate ?). Fisher è un altro soggetto attivo in questo campo, per aver dato un criterio appunto più qualitativo al value investing come pesare le prospettive future in termini di ritorno da vantaggi competitivi che si creeranno, da visibilità ed onestà del management ecc... Altro soggetto di rilievo è Joel Greenblatt che è stato il gestore di importanti fondi di investimento e docente della Graduate School of Business presso la Columbia University, famoso come Value Investor Guru e padre della Magic Formula Investing sulla quale ha centrato le sue pubblicazioni su come battere il mercato (concetto che in effetti differisce da fare "sicuramente profitto", comprando a sconto, perchè si cerca "solo" di far meglio del mercato).

Nel mio testo Trading Ways ho dedicato un intero capitolo a l'investimento sui fondamentali raccogliendo tutte quelle che sono le critiche al modello, comprese le mia sulla veridicità di certe informazioni e sul punto debole della strategia, e quelli che sono i concetti ed i parametri da valutare in questo tipo di selezione. Sostanzialmente tutti questi metodi prevedono di operare a sconto (margine di sicurezza), mantenere il titolo per lungo tempo in portafoglio (anche per sempre secondo alcuni, divendendo una specie di "socio" dell'azienda), raccogliere dividendi e performance a tre cifre dall'andamento azionario, reinvstire i profitti creando quindi altro valore. Il primo punto è proprio di particolare importanza e prevede di utilizzare una serie di parametri di economia aziendale per valutare se e quanto un titolo sia "a sconto" in un determinato momento. Infatti non solo l'azienda deve far profitto ma dave avere alcune caratteristiche di redditività e di solidità da rintracciare in:

  • alti dividend yield, bassi multipli price/earning e bassi price-to-book ratio.
  • ROC, l’indice di redditività del capitale proprio e EY
  • EY, redditività sul valore di mercato, ossia EBIT/EV
  • debit/equity
  • P/E e varianti
  • ROE e sue varianti, come ROCE, ROACE, ROA, EVA e numerosi altri
  • dividendi superiori al 7%

Dal punto di vista scientifico-finanziario si tratta di conoscere abbastanza approfonditamente la materia degli indici economici aziendali per sapere leggere un bilancio societario, valutare il valore di una società e qundi le sue potenzialità. La materia non è affatto semplice ma considerando che esistono soggetti terzi che pubblicano tutti questi indicatori il lavoro di analisi diviene meno complesso e ci si può limitare ad uno screening per poi valutare gli aspetti qualitativi dell'azienda e lo stato tecnico del titolo. Anche io stesso, che non conosco la materia in modo così approfondito, ho individuato alcuni aziende in cui valeva la pena investire, come Danieli che negli anni della crisi subprime (2009) valeva meno della Posizione Finanziaria Netta oppure anche Conafi Prestito nell'estate del 2014 che anch'essa valeva meno della PFN e che pochi giorni dopo, in un paio di giorni, ha performato oltre il +50% rispetto alle quotazioni di riferimento.

Ma non è sicuramente l'aspetto della performance di breve periodo il cuore della strategia, sebbene sempre gradita, quanto la possibilità di vedere fruttare risparmi e soprattutto di creare una rendita finanziaria preservando il capitale, aspetto che inizia ad essere rilevante quando si percepiscono, ad esempio, più di 50K €/anno di dividendi. Questa somma è un vero e proprio salario medio-alto nel panorama italiano, quindi il value investing inizia ad essere una strategia corretta sul mercato per chi ha una obiettivo di "sopravvienza" dal mercato piuttosto che di speculazione, ad alto rischio ed alta profittabilità, ma senza necessità di profitti "certi". Si tratta di scegliere se prendere il 7% del capitale attraverso dividendo oppure se tentare di fare perfomance a tre cifre con il trading, rischiando però di perderne gran parte. Questo è sostanzialmente il bivio decisionale che si ci pone quando si hanno capitali rilevanti e si vogliono far fruttare. Racconto quindi la storia di un paio di conoscenti che, nei fatti, sono veri e propri eroi del value investing, anche se, come inciso, in alcuni tratti di queste persone si possono individuare aspetti comuni di eccessivo attaccamento al denaro, in quanto ritengo che sia corretto approfittare, almeno qualche volta, dei capitali accumulati e delle performance realizzate per godersi la vita piuttosto che mettere sempre tutto nel cassetto. Ad ogni modo, queste persone sono partite da pochi risparmi ed hanno creato un valore di portafogliio di più di 500K€ nel giro di un decennio, percependo ben oltre 40K€ di rendita finanziaria fra cedole obbligazionarie (governative e private) e dividendi che poi reinvestono tassativamente in nuove azioni con l'idea di non venderle mai più (una regola di Buffet, della serie non vendere mai un titolo che hai comprato). Con un basso rischio si riesce quindi ad ottenere una rendita senza appunto mettere a rischio il capitale con operazioni di trading, strategia che paga ovviamente quando i capitali iniziano ad essere rilevanti in ragione di un 7% medio di dividendo o cedola obbligazionaria (c'è infatti da considerare la variabilità di tassazione del 12.5-26% fra azioni e titoli governativi). Come sono stati costruiti questi portafogli ? Investendo sempre sul valore, sia su obbligazioni (che in via teorica sarebbero fuori dal value investing) sia su azioni. Per le obbligazioni governative queste persone hanno approfittato di momenti difficili nel 2012, sullo stato Italiano, comprando BTP di lungo periodo (es 2037) che quotavano ben sotto 100 e che rendono il 4% l'anno. Oppure obbligazioni in dollari in area Sud-America che quotavano intorno agli 80 e davano cedole intorno all'8%. Per le obbligazioni corporate hanno scelto titoli euro solidi, sempre nei momenti di crisi, come Generali, od aziende francesi e tedesche, sempre "a sconto", percependo un cedola di circa l'8% l'anno. Per i titoli hanno sempre preso aziende con parametri buoni (alcuni di quelli sopra, nemmeno tutti) seleziondo nei momenti di depressione aziende del settore energetico, utility, comunicazioni, industriali, farmaceutiche. Con conti davvero molto semplici, ma con forte attenzione alle prospettive dell'azienda, al tipo di business, alle partecipazioni finanziarie, al brand si sono poi trovati ad avere performance a 3 digit nel giro di qualche anno. E quindi hanno re-investito parte delle performance e tutti i dividendi in altri titoli sempre della stessa classe e con la stessa logica di selezione. Tutto ciò approfittando sempre delle irrazionalità del mercato che, non raramente, offre alcune oppurtunità di investimento quando passa nella fase della sfiducia e di depressione, permettendo quindi di comprare a sconto. Sarà anche grazie ad una buona dose di fortuna che si può costruire questo tipo di successo, così rilevante, ma i fatti dimostrano che è una corretta strategia sul mercato essendo un successo sistematico quando si creano le condizioni per fare. Ovviamente non si parlerà mai di performance elevate nel breve periodo, che è nella logica del trading (quando va bene), ma di un successo nel medio-lungo periodo e con performance che dipendono anche dall'andamento globale dei mercati, perchè senza bull market le performance del value investing non potranno mai essere così rilevanti come nei casi descritti sopra (ossia oltre +500%).


Roma, settembre 2014
Fabio Longo

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