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Volumi, Accumulazione e Distribuzione
L'analisi dei volumi che accompagano il prezzi di un titolo rappresenta un elemento di primaria importanza nell'ambito della analisi e previsione dei movimenti azionari. La teorie più classiche come Dow, Elliott e Gann e l'osservazione delle serie storiche dimostrano che i titoli azionari seguono fasi di accumulazione e distribuzione dei prodotti finanziari. Nell'ipotesi più semplice l'accumulazione dei titoli precede la fase di trend rialzista dei prezzi, mentre la fase di distribuzione inizia durante la fase di trend per poi terminare con una forte scesa dei prezzi. Di qui il ciclo riparte. Modelli più complessi prevedono la presenza di fasi di riaccumulazione e ridistribuzione intermedie, ma quello che conta è la logica che sovraintende la lettura dei rapporti fra prezzi e volumi. E' importante anche avere coscenza che la domanda e l'offerta viene "fatta" dalle mani forti, ossia da soggetti istituzionali che riescono ad investire capitale molto significativo rispetto al flottante di un titolo (azioni disponibili sul mercato). Essi regolano i volumi di domanda e offerta definendo loro stessi quelli che sono i trend del titolo, mentre gli investitori di massa (definiti buoi) possono limitarsi a contribuire a dei cicli a meno di azioni di massa in circostanze legate ad eventi straordinari. In un mercato caratterizzato da forte liquidità e dalle leggi di domanda/offerta il comportamento dei prezzi assume le solite caratteristiche:
L'analisi dei volumi è tesa a riconoscere l'affadabilità di un movimento, la sua forza, e dunque la probabile evoluzione dei prezzi. Questa analisi non è certamente cosa facile e talvolta richiede una sorta di estro che può acquisirsi con esperienza e lunga osservazione. Innanzitutto c'è da chiarire che i volumi indicano solo gli scambi eseguiti. I concetto di scambio permette di misurare i passaggi di azioni, ossia di misurare quante vendite (lettera) e dunque quanti corrispondenti acquisti (denaro) ci siano stati ad un determinato prezzo. In questa ottica non ha alcun senso parlare di vendite o di acquisti dalla lettura dei volumi. Piuttosto sono i rapporti prezzo/volume che vanno analizzati. Di per se, infatti, dire che i volumi sono stati elevati non significa che qualcuno abbia venduto (o comprato) molto, ma solo che che molti hanno venduto ma altrettanti dall'altro versante hanno anche comprato. Le regole invece che si sono consolidate, sulla base del principio di domanda/offerta e della presenza delle "mani forti" sono riassumibili in vari modi. Questo è un modo molto semplice che contiene in se gran parte delle casistiche per analizzare i punti significativi di un grafico prezzi/volumi. Regola 1: i volumi devono confermare i cambi di Trend A fronte di un movimento di prezzi molto significativo, i volumi devono subire una crescita altrettanto significativa affinchè il trend sia affidabile.
Per i trend negativi le cose sono leggermente differenti e maggiormente ambigue, poichè può mancare un elemento importante che è quello della domanda. Si possono generare meccansimi di panico laddove l'offerta non risquota adesioni di acquisto. E' la fase di panico, descritta idealmente della onda C di Elliott (su un ciclo rialzista). In via teorica/razionale:
In conclusione:
Segnali suggeriti dai volumi su un cambio di trend Regola 2. Concordanza Prezzo/Volumi all'interno di un Trend Si parla di concordanza fra prezzo e volumi quando:
Si parla di divergenza Prezzo/Volumi quando i comportamenti sono opposti a questi. Come regola generale e di notevole rilievo si ritiene che quando all'interno di un trend ci sia concordanza Prezzo/Volumi, il trend sia molto affidabile e dunque possa persistere nel futuro. E' evidente che se in un trend crescente i volumi sono alti, il trend è molto affidabile poichè c'è chi acquista certo di ritornare degli investimenti nel futuro. In alcuni casi sono proprio le mani forti che accumulano/riaccumulano in attesa di un trend forte. Se il volume diminuisce ci si aspetta una prossima inversione del trend, poichè manca la forza caratterizzante un trend. Dunque il paragone vuole essere quello di volume=forza. Similmente in un trend decrescente se i volumi sono bassi, il trend è ancora molto affidabile poichè mancano acquirenti significativi per pensare di ritornare degli investimenti in un tempo breve. Questo contraddice solo apparentemente la regola precedente, poichè qui si sta parlando di un trend e non di una osservazione specifica. Se il volume aumenta in un trend negativo, dunque nell'ambito di un periodo, ci si aspetta una prossima inversione del trend, poichè le mani forti stanno accumulando titoli. Dunque trend negativo con pochi scambi (rispetto alla media) equivale a distribuzione, trend negativo con alti scambi equivale ad accumulazione. In conclusione:
Segnali suggeriti dai volumi in un trend terminato Regola 3. Figure caratteristiche di inversione Ci sono alcune figure nel grafici sovraposti prezzi/tempo e volume/tempo che sono molto significative come segnale di inversione.
In conclusione:
Segnali di inversione di Trend dalla divergenza Volumi/Prezzo Falsi segnali Le regole di inversione talvolta vengono infrante per mal interpretazione del concetto di "prossimità di massimo" o di minimo. Per poter chiamare una quota come massimo o minimo serve infatti la conferma dei successivi close. Mentre la regola che "i volumi devono confermare" è oggettiva, nel senso che a fronte di un evento (la chiusura del titolo) lo si analizza a posteriori, la previsione di inversione prevede l'ipotesi di trovarsi in un massimo o minimo. Solitamente questi valori si associano alle resistenze e supporti, ma di fatto quando si rompe una resistenza con alti volumi non si è affatto in regola 3.2, poichè la resistenza non rappresenta il massimo, che verrà evidentemente dopo. In quel caso la regola consiglia di tenere per evitare di perdere una opportunità di ulteriore crescita del titolo. Roma, Marzo 2005 - Fabio Longo |
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